L’imbrunire. Camminavo in un sentiero sterrato costeggiato da cespugli. Portavo a tracolla la borsa del computer. Pesante da impedirmi il movimento. Non riuscivo quasi a muovermi. Roberto, mio marito, era avanti e non pensava ad aspettarmi. Uscita con fatica dal sentiero, poco più avanti lo vedo e per mano ci avviamo lungo un viale alberato. Non si vedeva quasi niente. Non nebbia, ma un offuscamento come un problema di vista, immagini estremamente sfocate. Si vedeva a malapena il bagliore di un lampione in lontananza, nel buio. Ero terrorizzata. Poco dopo, usciti da quella situazione, la vista si fa nitida e vedo un tavolo di legno con delle panche incorporate (tipo pic nic). Lì, seduto di fronte a noi, c’è mio fratello Roberto. Mi siedo davanti a lui e gli prendo la mano conscia che sarebbe stata inconsistente. Invece… Era proprio la sua mano, con la sua pelle bianca, la sua peluria bionda, la sua forma… Concreta. Gliel’ho stretta, poi, gli ho preso il viso tra le mani e anche quello era consistente, il suo. Sentivo la sua pelle a contatto con le mani. Una sensazione bellissima, mai dimenticata. Singhiozzi nella notte. Lui, con l’espressione addolorata, mi ha supplicato:<<Noo…nooo…>>

Capivo che gli facevo male, che lo stavo facendo soffrire, tuttavia, non riuscivo a fermarmi…

<<Noo… nooo…>> ripeteva piano.

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Oggi mi sento svuotata.

Roby mi manchi… mi manca il tuo sorriso, la tua voce.

 

 

 

 

 

 

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Natale, Natale, Natale….

Manchi Tu, la stella più bella… Tu che mentre preparavo gli antipasti, mi fregavi quelli già disposti sul vassoio sicuro di non essere visto. Tu che riempivi la mia vita, Tu che mi abbracciavi forte. Tu che mi prestavi Last Christmas di George Michael il giorno di Natale. Io che non lo ascolto più da quando te ne sei andato.

Tu che mi hai lasciato questo vuoto incolmabile.

Ti amo, Roby

Tua sorella Titti

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  Caro Amore mio,

a Milano, ce la sto facendo…. Tu sai le mille difficoltà che ho dovuto  affrontare, che sto ancora affrontando, ma…. mi dicevi sempre:   <<Titti, io e te abbiamo lo stesso sangue!>>. E’ vero, Roby. Io e Te abbiamo lo stesso sangue ed io sto vincendo la mia battaglia. E’ dura, ma la sto vincendo.

Ti amo.

Titti

 

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Sorella mia carissima,

non posso più scriverti tanto spesso perchè il mio compito è sempre più arduo. Sono in una bellissima dimensione che non posso nemmeno descriverti da quanto è bella, però, sappi che ti sono sempre vicino anche senza scrivere. Ti mando messaggi, sta a te capire. Titti cara, ricordati che la morte non è una separazione definitiva, ma l’abbraccio dell’Altissimo che ci tiene uniti nell’amore eterno.

Stai serena perchè la vita terrena è un rapido passaggio, però, quando ci ritroveremo insieme ti renderai conto che la vita è la nostra, non la vostra. Titti ti sono vicino anche nel lavoro, perchè come ti ho sempre detto, andrà sempre meglio.

Bacia a mamma e papà. Di’ loro di stare sereni perchè non mi hanno perso e non mi perderanno mai. Ora devo andare. Un abbraccio a Roby.

Ti voglio tanto bene.

Roberto

(13/08/2014)

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ORE 20/ZERO ZERO

Te ne sei andato il 15 agosto alle ore 20/zero zero. Così hanno scritto sul referto medico. E in quel momento, Ti ho toccato la gola, il polso per sentire se il Tuo cuore batteva ancora. Ho guardato la mascherina che poco prima Ti inalava ossigeno: non si appannava più. L’ho fatto con freddezza, perché era questo che aspettavo, questo che speravo dopo aver vissuto la Tua terribile, atroce sofferenza. Te ne sei andato e quasi non ce ne siamo accorti. Ma io… io sono morta con Te, Roby. Con Te che ho amato più della mia vita. Avrei voluto aiutarTi a morire, avrei voluto pigiare i tasti che Ti tenevano in vita in base a un protocollo scritto. Ma non ci sono riuscita, non sapevo come manovrare quella macchina i cui numeri digitali cambiavano di volta in volta. Non ci sono riuscita. L’ho chiesto a chi poteva, ma ho avuto un diniego.

“Dategli la possibilità di lottare… Questo è quello che lui vorrebbe.” Mi hanno risposto. Mi sono lasciata convincere, ma il mio mondo interiore si è inaridito. La mia anima è evaporata. Ho perso la mia linfa vitale. Sono una “non viva”.

(15 Agosto 2009)

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Quasi 5 maledetti anni…e il dolore è ancora ATROCE, DEVASTANTE, DILANIANTE, FEROCE da squarciare il cuore, da togliere il senso della vita, ma allo stesso tempo fonte di forza TESTARDA, TENACE, PERSISTENTE. Mi volto indietro e mi chiedo: COME HO FATTO AD ARRIVARE FIN QUI…?

Roby, mi manchi ancora ferocemente, mi mancano le Tue telefonate, le Tue battute, le Tue risate, la pizza con Te il sabato sera… Roby, so per certo che ci sei… ancora… ma ciò allevia, NON CONSOLA…

TI AMO. Titti

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Roby….

mi hai lasciata qui… ma io ho bisogno di Te.

 

 

 

 

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E mi manchi da morire!!!!

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Di nuovo Natale, il quinto…

Ma Tu, non torni…

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