Titti, sorella mia carissima,

come ci capivamo allora, nella vita terrena, complici di ogni iniziativa! Ricordati che per me non è cambiato niente da allora, perché sono sempre al vostro fianco anche ad aiutarvi per quel che posso, perché ora la mia dimora è nel regno dell’Altissimo e che un giorno possiamo unirci.

Titti, devi stare serena nella gioia infinita che solo allora capirete tutta la grandezza dell’infinito. Qua è vivere e non morire, come pensate voi. Titti carissima, di’ a papà di stare sereno, perché anche se non può vedermi e abbracciarmi, sono vicino a lui e non lo abbandono mai come sono vicino a te aiutandoti come posso nel nostro lavoro. Stai serena, perché tutto andrà per il meglio. Non rammaricarti se qualcosa non vi va come vorreste, ma non preoccuparti, perché tutto si aggiusta da sé. Ricordati che il lavoro non è tutto; si aggiusta da sé tutto quanto.

Titti, stai serena, la vita terrena è talmente effimera che non è per niente paragonabile a ciò che noi viviamo, perché noi viviamo più di voi. Noi non siamo morti. Ricordatevi che viviamo in un’altra dimensione e non potete capire, finché non mi raggiungerete, ciò che noi stiamo vivendo.

Titti, un bacio. Roberto. Mamma e papà, un forte abbraccione. Roberto

 

14/09/2013

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Caro Amore mio,

vorrei che i ricordi che ho di Te non si offuscassero col passare degli anni, ma rimanessero scolpiti nella mia mente come nell’acciaio in modo che il tempo non possa mai scalfire il ricordo di un solo attimo passato insieme.

E sono disperata se penso che ciò possa succedere.

Tua sorella Titti

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A Te Roberto,

Tu che amavi tanto la vita e lo sport  era il Tuo primo alimento,  che lo studio era per  Te la Tua passione, il lavoro il Tuo svago, Tu che lontano dal fumo, Tu che lontano dall’alcool, Tu  che lontano da droga, Tu donatore di sangue, Tu che innamorato del tuo fisico scultoreo facevi di tutto per tenerti sempre in forma, Tu amante della musica e della poesia, Tu che amavi tanto il mare e le montagne innevate, Tu che aiutavi i sofferenti e i  bisognosi, sei precipitato in  una rete senza potertene più uscire. Hai lottato con tutte le Tue forze ma senza riuscirci.

Io disperato, essendo a conoscenza della Tua fine ormai prossima ho cercato di darTi una mano per tirarTi fuori da quella rete e salvarTi. La Tua mano che io cercavo di attanagliare con tutte le mie forze per salvarTi dal baratro in cui stavi precipitando non è riuscita ad ancorarsi alla mia. Era calda ma senza forza ormai e Ti sei  lasciato andare lasciandomi nel dolore e nella disperazione.

I ricordi di Te sono tanti. Quarantacinque anni di ricordi indimenticabili, sia quando eri vicino sia quando Ti assentavi per i tanti viaggi all’estero da Te effettuati per lavoro o per visitare i luoghi più remoti e più belli del nostro pianeta.

Era una festa per tutti i presenti nel sentirTi raccontare tutte le Tue avventure, infiocchetandole e facendoci passare allegre serate  con il Tuo indimenticabile luminoso sorriso.

Eri unico Roberto. Adesso cerco di dimenticare i momenti  più tristi e più bui della mia vita al Niguarda e non riesco. Tu con tanta forza cercavi di nascondere in mia presenza tutta la Tua sofferenza, ne sono certo, Tu eri a conoscenza della Tua fine ormai imminente ma hai sperato fino all’ultimo respiro, come del resto anch’io, di combattere quel male tremendo che Ti stava divorando. Non ce l’hai fatta, non ce l’abbiamo fatta.

Adesso non mi resta che il ricordo di un figlio di cui ero tanto orgoglioso, il ricordo di un figlio che non potrò più abbracciare col calore di un padre.

Ti ho voluto bene e Te ne vorrò per sempre.

                                                                     Papà

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Una telefonata, un pomeriggio ha cambiato le nostre vite

l’incredulità ha lasciato presto il posto alla disperazione…

la tua… la mia…

La tua lotta estenuante

il voler creare il tuo futuro, nonostante tutto

Ci avevamo creduto, ma forse tu sapevi

mi aggrappavo alla speranza… all’impossibile

Poi… il mondo è crollato

e tutto ci è precipitato addosso

Uno tsunami di enormi proporzioni

non ce l’abbiamo fatta a strapparti

al tuo destino infame

Ci hai lasciati

nella disperazione più profonda

nel buio assoluto della notte

dove non c’erano più stelle

 

Il silenzio ci ha inghiottiti

lo strazio del vuoto e del silenzio

Ho cambiato la mia vita

ho stravolto il mio lavoro

Adesso vivo un’altra vita

che forse non è più la mia

 

Penso e agisco ricordando i tuoi consigli

tu che ogni giorno mi chiamavi, ingolfavi la mia e-mail

io che sogno di abbracciarti e accarezzarti

di ascoltare la tua voce

di sfiorare le tue mani

noi che siam cresciuti insieme difendendoci l’un l’altra

tu che eri la mia stella, la mia luce, la mia guida

tu che eri me…

SO CHE ADESSO SEI TORNATO

Sei quell’Angelo Custode

che sfiora i miei capelli mentre piango

che disperato cerca

di scaldarmi il cuore

ormai ghiacciato…

Ti amo Fratellone speciale

Tua sorella Titti

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Titti carissima, sorella, anima mia.

Se nella vita terrena eravamo all’unisono, insieme, però devi ammettere che quella che abbiamo vissuto è solo un ricordo, un bellissimo ricordo che tu hai.  Non ti lascerò più, perché  è una vita vissuta insieme, ma ricordati che tra tutte le cose meravigliose del cielo e della terra non ce n’è una simile nel nostro mondo. Come vedi, la gloria del mondo passa presto: la vita terrena è un batter d’ali. Solo qui la felicità e la serenità non passano mai e la croce di Cristo, mi spiace tanto, ma è sulle vostre spalle molto pesante da portare, perché io non sono tra voi e questa è la vostra tristezza e la vostra grande malinconia.

Ma io ti proteggo, veglio su di te e sul tuo lavoro e ti sono sempre vicino. Mi dispiace quando vedo che ti prende lo sconforto e io sono lì che non puoi vedermi. Sfioro i tuoi capelli, ma tu non te ne accorgi, perché non si può più di tanto fare per voi. Ricordati che tutto è scritto nel libro del destino e non si può cambiare nemmeno una virgola, ma la croce che portate sulle vostre spalle nel nostro mondo non esiste, perché qui è solo amore e pace e benessere. Non tornerei più sulla terra, perché sulla terra è l’inferno e qui il paradiso che, fino a che non ci vieni, non potrete capire le meraviglie di questo vero mondo.

Ti prego, non soffrire per me. Lo so, ti manca la mia presenza, ma pensami felice accanto che ti proteggo per quello che posso, ma mai ti abbandono. Termino questa mia lunga lettera ringraziando Piera e vi mando un grosso bacio.

Roberto.

30 marzo 2013

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Domenica 3 Marzo, intorno alle 11 sono andata con Roberto là dove mio fratello si trova adesso. Lì, presa dallo sconforto, ho detto ad alta voce che non accettavo questa cosa che gli era capitata, così come il fatto che non capisco, ad oggi, come ciò sia successa e perchè.

<<Non l’accetto e non l’accetterò mai. Non capisco perchè lui sia lì e molti parassiti siano ancora qua.>>

Tornata a casa, a pranzo da mia suocera, vedendomi in faccia, lei mi ha chiesto che cosa avevo. <<Non è una buona giornata. Ero da mio fratello.>> Allora, lei mi ha detto:<<Vieni…>> e ha aperto un cassetto tirandone fuori un foglio. Questo è quanto c’era scritto:

Titti carissima,

eccomi ancora a dirti che la vostra serenità è la nostra pace e ricordati, Titti, che le vie dell’Altissimo non sono le vostre vie e il più delle volte non concordano coi vostri pensieri, perché ciò è scritto. E’ scritto nel grande libro del destino anche se ciò non sono a voi gradite, ma tutto ha un segno, perché ciò deve avvenire.

Un bambino è venuto da noi ma vedendo la madre disperata, questo bambino non trovava pace. Solo quando la mamma si è calmata, ha trovato la grande serenità che qui tutti percepiamo. Ricordati che le vostre lacrime sono per noi gelo, perché si vorrebbe vedervi sereni perché solo allora anche noi godiamo più la pace, questa grande pace. Senza sofferenza e dolore solo quaggiù possiamo essere felici.

Titti, stai serena, io sono sempre con te alleviandoti un po’ di sofferenza perché devi pensare positivo, solo così riuscirai ad essere anche tu nella pace, quella che la vita terrena ti prospetta ogni giorno dove sono momenti tristi e quelli più sereni.

Ricordati che, come posso, sono con te anche se non mi vedi e questo è il vostro rammarico, perché io non sono come voi, ma sappiate che al vostro fianco ci sono, però ricordati che per voi noi siamo invisibili, perché ciò è il mistero della morte, quella che voi chiamate morte, perché non esiste. Noi siamo come farfalle che volteggiano nel cielo e vediamo tutto quello che fate e il dolore che avete nell’anima. Solo quando mi raggiungerete, capirete tante cose.

Titti, stai vicina a mamma e papà e digli che gli voglio bene, anche più di prima, che siamo sereni parchè con la serenità nel cuore tutto si accetta più serenamente. Titti, ti dico di proseguire così, perché anche il nostro lavoro prosegue sempre per il meglio. La foto* che hai messo nello studio è bella dei tempi che ero vicino a voi non con l’anima come ora, ma di persona. Io ti sono vicino e prego tanto che tutto vada sempre nel migliore dei modi.

Titti, abbi fede e con quella si accettano tante cose che altrimenti non si accetterebbero con la pace, perché solo la fede ti riempie di gioia come sono io. Ora ti saluto. Sono sempre con voi.

Baci. Tuo Roberto

3 Marzo 2013

* La foto che ho sulla scrivania a Milano lo ritrae nel 1998 (27 anni) su una barca a vela a Bora Bora…

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Caro Amore mio,

è passato un altro anno. Faticoso senza Te. Ci riuniremo stasera in famiglia per ricordare il giorno in cui sei nato riempendo le nostre vite.
Spero che dove Ti trovi adesso, gli ANGELI si ricordino della Tua data di nascita e in qualche modo festeggino insieme a Te. Sei e rimarrai per SEMPRE nei nostri CUORI.

Ti amo.
Titti

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IL MIO COMPLEANNO. Gli auguri di tutti…. ma non i Tuoi.

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Ciao Titti,
ecco qui di seguito la Val di mesdì.
Il 31 dicembre 2005, a conclusione del 2005, sono salito sul Sass Pordoi per fare la Forcella del Pordoi. Come al solito si sale con la domanda:”ne vale la pena? Non sarà pericoloso?” sì è un po’ pericoloso ma oramai è diventato più pericoloso sciare in pista, con bombe poco intelligenti che, grazie ai nuovi sci, sfrecciano a tutta velocità da tutte le parti e senza alcun controllo. Le piste! blu, rosse o nere sono dei veri campi di battaglia a certe ore dove è possibile assistere a scontri continui o evitati per caso. Non mi piace più stare in pista, troppo pericoloso. Le piste non hanno ostacoli, gobbe, sono sempre tirate come tavoli da biliardo per favorire al velocità, velocità che a mio parere non ripaga mai quanto un percorso difficile e accidentato, dove devi usare la concentrazione, la freddezza e l’abilità acquisita nel tempo. E allora è bello andare piano piano, magari sotto le seggiovie, in mezzo agli alberi, ma ripeto: piano piano, per correre e spaccarsi l’osso del collo c’è la “sicurissima” pista. Perchè continuano… a battere le piste in maniera ossessiva? Perchè non si spiega agli sciatori che una gobba affrontata nella maniera giusta, con il movimento armonico, insegna di più di una pista “bevuta” tutta d’un fiato? Vedo spesso bombe da 80-90 chili, sfiorare donne e bambini, come se nulla fosse. E mi dispiace. Non è più sci è qualcos’altro, mi ricorda Fantozzi quando va all’apertura della caccia, dove tutti sparano su tutto, senza controllo. Lasciate qualche gobba in pista e le piste ritorneranno sicure. Chi vuole correre si metta un numero sul petto e partecipi alle gare amatoriali o agonistiche. E poi si dice che il fuoripista è pericoloso, forse lo è per sè ma certamente non per gli altri se non in alcuni casi dove la stupidità del free rider non è scusabile come non è scusabile l’alta velocità tenuta in pista.
Si arriva sul Sass Pordoi con una funivia che parte ogni 10 minuti a pochi metri dal mitico Passo Pordoi. Mentre si sale è possibile ammirare uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti: la parete est del Sass Pordoi che a strapiombo domina con i suoi 2950 metri tutta l’area circostante, sovrastata solo dal Piz Boè e dalla mitica Punta Rocca della Marmolada. Quel giorno salivo da solo, nessuno era voluto salire con me. L’idea era la solita: arrivi su e aspetti qualcuno che vuol scendere e con il quale stabilisci un patto di discesa. E’ sbagliato andare in fuori pista da soli, laddove il pericolo cresce. Come al solito c’era il tipico gruppetto di persone che scattava le foto ricordo e che guarda i free rider con il timore riverenziale simile a quello che si porta verso ciò che si ammira. Molti salgono con gli sci pochi scendono tra le tre discese naturali: Forcella del Pordoi, Val di Lasties e la mitica Val di Mesdì. Arrivato alla terrazza panoramica ho cominciato ad aspettare e dopo pochi minuti è arrivato un ragazzo, straniero, per giunta danese (credo non ci siano montagne degne di questo nome in Danimarca), Cristian con il quale ho stretto il patto di discesa. Siamo partiti ed il primo atto è lanciarsi sotto la terrazza, sul piano che corre sulla cresta del Sass Pordoi prima di approdare all’imbocco della Forcella. C’è da dire che si prova una certa soddisfazione a lasciare la terrazza anche perchè sai che una volta che ti butti giù non potrai più tornare. Un po’ come Pizarro che quando arrivò nel Nuovo Mondo affondò le navi per far capire a sè e ai suoi uomini che non c’era più alcuna possibilità di ritorno. Appena la cresta termina inizia il primo tratto, non facile, che anticipa l’incrocio delle tre discese dove si trova il Rifugio Forcella Pordoi aperto solo d’estate. Questo primo tratto è un muro vero e proprio alto circa una trentina di metri e tutto gobbe. E’ bellissimo perchè comincia a darti la carica a quello che andrai a fare. Lo fai saltando da una gobba all’altra, piano piano, leggero come una libellula. Gli sci devono cantare e non urlare, sempre. Quando io e Cristian siamo arrivati all’incrocio abbiamo incontrato un gruppetto di altri quattro sciatori, stavolta Belgi. Ci siamo salutati ed in Inglese, ci hanno detto che andavano in Val di Mesdì. Subito dopo sono arrivati altri due sciatori, marito e moglie austriaci e anche loro hanno detto che andavano in Val di Mesdì. Io e Cristian ci siamo guardati e senza ribattere ci siamo aggregati. Il gruppetto dei 5 era guidato da Alan, un esperto sciatore Belga che sembrava non essere alla prima spedizione. La Val di Mesdì, a differenza della Forcella e della Val Lasties, si raggiunge dopo un percorso sulla dorsale del Sella e passando sotto il Piz Boè che è oltre quota 3100 e tramite il quale raggiungi il rifugio Boè. Alla fine arrivi a Colfosco. Parti da Canazei e arrivi a Colfosco, cioè dall’altra parte passando “da sopra” e senza fare il Sellaronda. E’ il “Tagliasella”. Dall’incrocio abbiamo cominciato il tratto lungo la parete, bisogna “spingere” perchè il percorso è in orizzontale sul fianco ovest della montagna. Ogni tanto guardi sotto e vedi il muro e le montagne di fronte; ma… non è pericoloso, se anche cadi ti fermi lì non precipiti, la neve ti blocca subito e la pendenza è intorno ai 40-45 gradi. Poi finito il primo tratto cominci a salire e allora fai la scaletta, non conviene ancora togliersi gli sci, c’è tempo. Lo scenario è grandioso, il silenzio è grandioso ed il tiepido sole ci ha regalato una giornata difficile da ripetersi: neve fresca, consolidata da tre giorni e sole pieno. Continua… (ma non c’è un continuo, purtroppo, del suo scritto) Foto: forcellina della Val di Mesdì

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Il libro IL DOLORE DELL'ANIMA dedicato a mio fratello Roberto

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