Titti carissima, sorella, anima mia.

Se nella vita terrena eravamo all’unisono, insieme, però devi ammettere che quella che abbiamo vissuto è solo un ricordo, un bellissimo ricordo che tu hai.  Non ti lascerò più, perché  è una vita vissuta insieme, ma ricordati che tra tutte le cose meravigliose del cielo e della terra non ce n’è una simile nel nostro mondo. Come vedi, la gloria del mondo passa presto: la vita terrena è un batter d’ali. Solo qui la felicità e la serenità non passano mai e la croce di Cristo, mi spiace tanto, ma è sulle vostre spalle molto pesante da portare, perché io non sono tra voi e questa è la vostra tristezza e la vostra grande malinconia.

Ma io ti proteggo, veglio su di te e sul tuo lavoro e ti sono sempre vicino. Mi dispiace quando vedo che ti prende lo sconforto e io sono lì che non puoi vedermi. Sfioro i tuoi capelli, ma tu non te ne accorgi, perché non si può più di tanto fare per voi. Ricordati che tutto è scritto nel libro del destino e non si può cambiare nemmeno una virgola, ma la croce che portate sulle vostre spalle nel nostro mondo non esiste, perché qui è solo amore e pace e benessere. Non tornerei più sulla terra, perché sulla terra è l’inferno e qui il paradiso che, fino a che non ci vieni, non potrete capire le meraviglie di questo vero mondo.

Ti prego, non soffrire per me. Lo so, ti manca la mia presenza, ma pensami felice accanto che ti proteggo per quello che posso, ma mai ti abbandono. Termino questa mia lunga lettera ringraziando Piera e vi mando un grosso bacio.

Roberto.

30 marzo 2013

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Domenica 3 Marzo, intorno alle 11 sono andata con Roberto là dove mio fratello si trova adesso. Lì, presa dallo sconforto, ho detto ad alta voce che non accettavo questa cosa che gli era capitata, così come il fatto che non capisco, ad oggi, come ciò sia successa e perchè.

<<Non l’accetto e non l’accetterò mai. Non capisco perchè lui sia lì e molti parassiti siano ancora qua.>>

Tornata a casa, a pranzo da mia suocera, vedendomi in faccia, lei mi ha chiesto che cosa avevo. <<Non è una buona giornata. Ero da mio fratello.>> Allora, lei mi ha detto:<<Vieni…>> e ha aperto un cassetto tirandone fuori un foglio. Questo è quanto c’era scritto:

Titti carissima,

eccomi ancora a dirti che la vostra serenità è la nostra pace e ricordati, Titti, che le vie dell’Altissimo non sono le vostre vie e il più delle volte non concordano coi vostri pensieri, perché ciò è scritto. E’ scritto nel grande libro del destino anche se ciò non sono a voi gradite, ma tutto ha un segno, perché ciò deve avvenire.

Un bambino è venuto da noi ma vedendo la madre disperata, questo bambino non trovava pace. Solo quando la mamma si è calmata, ha trovato la grande serenità che qui tutti percepiamo. Ricordati che le vostre lacrime sono per noi gelo, perché si vorrebbe vedervi sereni perché solo allora anche noi godiamo più la pace, questa grande pace. Senza sofferenza e dolore solo quaggiù possiamo essere felici.

Titti, stai serena, io sono sempre con te alleviandoti un po’ di sofferenza perché devi pensare positivo, solo così riuscirai ad essere anche tu nella pace, quella che la vita terrena ti prospetta ogni giorno dove sono momenti tristi e quelli più sereni.

Ricordati che, come posso, sono con te anche se non mi vedi e questo è il vostro rammarico, perché io non sono come voi, ma sappiate che al vostro fianco ci sono, però ricordati che per voi noi siamo invisibili, perché ciò è il mistero della morte, quella che voi chiamate morte, perché non esiste. Noi siamo come farfalle che volteggiano nel cielo e vediamo tutto quello che fate e il dolore che avete nell’anima. Solo quando mi raggiungerete, capirete tante cose.

Titti, stai vicina a mamma e papà e digli che gli voglio bene, anche più di prima, che siamo sereni parchè con la serenità nel cuore tutto si accetta più serenamente. Titti, ti dico di proseguire così, perché anche il nostro lavoro prosegue sempre per il meglio. La foto* che hai messo nello studio è bella dei tempi che ero vicino a voi non con l’anima come ora, ma di persona. Io ti sono vicino e prego tanto che tutto vada sempre nel migliore dei modi.

Titti, abbi fede e con quella si accettano tante cose che altrimenti non si accetterebbero con la pace, perché solo la fede ti riempie di gioia come sono io. Ora ti saluto. Sono sempre con voi.

Baci. Tuo Roberto

3 Marzo 2013

* La foto che ho sulla scrivania a Milano lo ritrae nel 1998 (27 anni) su una barca a vela a Bora Bora…

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Caro Amore mio,

è passato un altro anno. Faticoso senza Te. Ci riuniremo stasera in famiglia per ricordare il giorno in cui sei nato riempendo le nostre vite.
Spero che dove Ti trovi adesso, gli ANGELI si ricordino della Tua data di nascita e in qualche modo festeggino insieme a Te. Sei e rimarrai per SEMPRE nei nostri CUORI.

Ti amo.
Titti

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IL MIO COMPLEANNO. Gli auguri di tutti…. ma non i Tuoi.

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Ciao Titti,
ecco qui di seguito la Val di mesdì.
Il 31 dicembre 2005, a conclusione del 2005, sono salito sul Sass Pordoi per fare la Forcella del Pordoi. Come al solito si sale con la domanda:”ne vale la pena? Non sarà pericoloso?” sì è un po’ pericoloso ma oramai è diventato più pericoloso sciare in pista, con bombe poco intelligenti che, grazie ai nuovi sci, sfrecciano a tutta velocità da tutte le parti e senza alcun controllo. Le piste! blu, rosse o nere sono dei veri campi di battaglia a certe ore dove è possibile assistere a scontri continui o evitati per caso. Non mi piace più stare in pista, troppo pericoloso. Le piste non hanno ostacoli, gobbe, sono sempre tirate come tavoli da biliardo per favorire al velocità, velocità che a mio parere non ripaga mai quanto un percorso difficile e accidentato, dove devi usare la concentrazione, la freddezza e l’abilità acquisita nel tempo. E allora è bello andare piano piano, magari sotto le seggiovie, in mezzo agli alberi, ma ripeto: piano piano, per correre e spaccarsi l’osso del collo c’è la “sicurissima” pista. Perchè continuano… a battere le piste in maniera ossessiva? Perchè non si spiega agli sciatori che una gobba affrontata nella maniera giusta, con il movimento armonico, insegna di più di una pista “bevuta” tutta d’un fiato? Vedo spesso bombe da 80-90 chili, sfiorare donne e bambini, come se nulla fosse. E mi dispiace. Non è più sci è qualcos’altro, mi ricorda Fantozzi quando va all’apertura della caccia, dove tutti sparano su tutto, senza controllo. Lasciate qualche gobba in pista e le piste ritorneranno sicure. Chi vuole correre si metta un numero sul petto e partecipi alle gare amatoriali o agonistiche. E poi si dice che il fuoripista è pericoloso, forse lo è per sè ma certamente non per gli altri se non in alcuni casi dove la stupidità del free rider non è scusabile come non è scusabile l’alta velocità tenuta in pista.
Si arriva sul Sass Pordoi con una funivia che parte ogni 10 minuti a pochi metri dal mitico Passo Pordoi. Mentre si sale è possibile ammirare uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti: la parete est del Sass Pordoi che a strapiombo domina con i suoi 2950 metri tutta l’area circostante, sovrastata solo dal Piz Boè e dalla mitica Punta Rocca della Marmolada. Quel giorno salivo da solo, nessuno era voluto salire con me. L’idea era la solita: arrivi su e aspetti qualcuno che vuol scendere e con il quale stabilisci un patto di discesa. E’ sbagliato andare in fuori pista da soli, laddove il pericolo cresce. Come al solito c’era il tipico gruppetto di persone che scattava le foto ricordo e che guarda i free rider con il timore riverenziale simile a quello che si porta verso ciò che si ammira. Molti salgono con gli sci pochi scendono tra le tre discese naturali: Forcella del Pordoi, Val di Lasties e la mitica Val di Mesdì. Arrivato alla terrazza panoramica ho cominciato ad aspettare e dopo pochi minuti è arrivato un ragazzo, straniero, per giunta danese (credo non ci siano montagne degne di questo nome in Danimarca), Cristian con il quale ho stretto il patto di discesa. Siamo partiti ed il primo atto è lanciarsi sotto la terrazza, sul piano che corre sulla cresta del Sass Pordoi prima di approdare all’imbocco della Forcella. C’è da dire che si prova una certa soddisfazione a lasciare la terrazza anche perchè sai che una volta che ti butti giù non potrai più tornare. Un po’ come Pizarro che quando arrivò nel Nuovo Mondo affondò le navi per far capire a sè e ai suoi uomini che non c’era più alcuna possibilità di ritorno. Appena la cresta termina inizia il primo tratto, non facile, che anticipa l’incrocio delle tre discese dove si trova il Rifugio Forcella Pordoi aperto solo d’estate. Questo primo tratto è un muro vero e proprio alto circa una trentina di metri e tutto gobbe. E’ bellissimo perchè comincia a darti la carica a quello che andrai a fare. Lo fai saltando da una gobba all’altra, piano piano, leggero come una libellula. Gli sci devono cantare e non urlare, sempre. Quando io e Cristian siamo arrivati all’incrocio abbiamo incontrato un gruppetto di altri quattro sciatori, stavolta Belgi. Ci siamo salutati ed in Inglese, ci hanno detto che andavano in Val di Mesdì. Subito dopo sono arrivati altri due sciatori, marito e moglie austriaci e anche loro hanno detto che andavano in Val di Mesdì. Io e Cristian ci siamo guardati e senza ribattere ci siamo aggregati. Il gruppetto dei 5 era guidato da Alan, un esperto sciatore Belga che sembrava non essere alla prima spedizione. La Val di Mesdì, a differenza della Forcella e della Val Lasties, si raggiunge dopo un percorso sulla dorsale del Sella e passando sotto il Piz Boè che è oltre quota 3100 e tramite il quale raggiungi il rifugio Boè. Alla fine arrivi a Colfosco. Parti da Canazei e arrivi a Colfosco, cioè dall’altra parte passando “da sopra” e senza fare il Sellaronda. E’ il “Tagliasella”. Dall’incrocio abbiamo cominciato il tratto lungo la parete, bisogna “spingere” perchè il percorso è in orizzontale sul fianco ovest della montagna. Ogni tanto guardi sotto e vedi il muro e le montagne di fronte; ma… non è pericoloso, se anche cadi ti fermi lì non precipiti, la neve ti blocca subito e la pendenza è intorno ai 40-45 gradi. Poi finito il primo tratto cominci a salire e allora fai la scaletta, non conviene ancora togliersi gli sci, c’è tempo. Lo scenario è grandioso, il silenzio è grandioso ed il tiepido sole ci ha regalato una giornata difficile da ripetersi: neve fresca, consolidata da tre giorni e sole pieno. Continua… (ma non c’è un continuo, purtroppo, del suo scritto) Foto: forcellina della Val di Mesdì

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Il libro IL DOLORE DELL'ANIMA dedicato a mio fratello Roberto

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Titti carissima,
sono di nuovo a comunicare con te. Devi essere sempre serena come io vorrei vederti. Anche ora la tua esistenza è colma più di spine che tranquillità, perché io, al tuo fianco, vicino a te, ci sarò sempre e se posso con la mia scrittura alleviarti un po’ di malinconia, io sono felice. Voglio dire a papà e alla mamma che tutto il giorno sono vicino a loro. Mi dispiace, perché loro non possono vedermi, ma devono credere nell’Altissimo, perché li renderebbe molto più sereni e noi spiriti celesti vegliamo sempre sui nostri cari con tutto l’amore che avevamo prima sulla terra, perché noi siamo angeli celesti. Peccato che non potete vederci, perché la morte è un mistero più grande di voi e cosa che non è vera, perché qui noi siamo felici e non si vorrebbe mai più tornare sulla terra, perché la vostra è una terra di sofferenza che non rimpiango per niente. Titti, sai, il tuo lavoro ti impegna moltissimo. Cosa penso io ora non ti interessa, però puoi capire da te che tu dedichi anima e corpo al lavoro come del resto ho fatto io, ma credi, non è valsa la pena tanto sacrificio, però, ricorda che tu non te ne accorgi, ma io ti do dei segnali per farti sentire la mia vicinanza, ma tu non li percepisci, perché per voi ogni piccola cosa vi sembra normale, ma io se posso, vengo e quando posso dei segnali (…..) d’ora in seguito.
Titti carissima, so che aspetti la mia scrittura, ma noi abbiamo dei compiti da fare e non sempre siamo disponibili, perché anche noi abbiamo i nostri tempi che non sono i vostri, ma stai serena, perché ti voglio bene più di prima e questo amore non si disperderà mai. Mando un bacio al Topo, perché sono contento che ti dia una mano nel tuo lavoro con amore e vicinanza, però ricordatevi che sono sempre al vostro fianco, però noi non siamo morti come voi credete, ma vivi nella pace dell’Altissimo cosa che voi non potete neppure immaginare il nostro benessere, ma ora devo andare, mi stanno aspettando, perché devo andare a prendere le anime che volano in cielo.
Ti voglio bene.
Roberto

13/01/2013

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Titti amore mio,
credi, non ti ho abbandonata come credi tu ma non posso essere sempre disponibile perché l’Altissimo ha per me altre missioni perché tu sia serena. Ti dico che ti sono sempre al tuo fianco perché tu non credi ma devi credere che noi anime invisibili siamo sempre al vostro fianco. Sono molto intristito per la mamma perché non doveva venire al cimitero. Diglielo anche tu perché io là non ci sono. La mia anima è volata nel cielo nella pace del Signore e sono felice.
Mi stava dicendo Piera che vuole sapere qualcosa della mamma di Elisabetta. Ti posso dire che la vedo e mi sta dicendo che saluta tutti compresa Elena e i nipoti. Mi dice che le manca un po’ il computer ma non più di tanto perché qua è appagata come in vita non è mai stata. Fai sapere ai figli che non ha sofferto nel trapasso perché si è addormentata e si è risvegliata nel nostro mondo senza più sofferenze e dolore.
Qui è in pace come tutti noi e saluta tutti con amore e con stima.
Sono il vostro angelo azzurro che non vi abbandona mai. Dovete credere perché voi non mi avete perso e mai mi perderete perché l’amore che io ho per voi è ancora più forte di prima. Non piangete per me ma per voi che soffrite nella vostra vita. Ricordati che io sono sempre al tuo, al vostro fianco.
Non andate là sulla tomba perché io non ci sono ma la vita là sotto continua nello spazio celeste del cielo. Noi siamo nelle nuvole, nelle stelle e nel raggio di sole. Io sono in mezzo a voi e vi proteggo anche se più di tanto non possiamo fare perché pure quello che posso il mio aiuto lo avrete sempre.
Ora vi saluto e vi abbraccio con tutto l’amore che ho per voi.

Roberto

12/12/12

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NEVICA SU MILANO, NEVICA SULLA TUA CASA, NEVICA SULLA MIA VITA.

Nevica, nevica, nevica…

e il cuore più non si scalda.

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Titti carissima,
non sempre posso venire con la scrittura perché noi abbiamo delle missioni da compiere. La prima è la nascita, la seconda è la morte e credi, Titti, tutto ha un prosieguo e una fine, ma la morte non è una fine, ma un inizio della vera vita, perché la serenità che abbiamo di qua non esiste. E’ una cosa sublime e bellissima e solo quando anche voi mi raggiungerete capirete tutto ciò di bello che c’è di qua. Ricordati, Titti, che se non mi posso fare sentire, però sono sempre presente nei tuoi pensieri e nella tua vita anche se sei angosciata da ciò che ti sta succedendo, perché come ti ho già detto tutto ha un inizio e una fine e verrà un po’ di serenità anche per te sorellina, ma ti voglio bene e vorrei alleviarti tutte le preoccupazioni, ma noi possiamo fare ben poca cosa, perché ognuno ha il suo destino e, sulla terra, il destino a volte è duro, ma devi avere la forza di andare avanti anche per papà e la mamma che, credi, soffrono anche più di te per la loro perdita, però, sappi che non mi avete perso anche se non mi potete vedere, ma io sono vicino a voi in un angolo della casa dove papà fissa quel punto che lui sa. Io lo vedo. A volte faccio anche un po’ di rumore per farmi sentire ………i libri (?), ma lui non può vedermi, però, ti voglio dire che il mio amore per voi non è finito, ma trasformato in luce e amore, ma è più forte di prima, perché io come posso vi proteggo, ma più di tanto non possiamo fare, perché fra noi e voi c’è una lunga linea retta che divide le nostre vite, perché tu non puoi vedermi, ma io prego per voi che abbiate più fede, perché con quella si combatte tutte le avversità. Pregate, vi sentirete più sereni. Solo avvicinandovi alla fede vi avvicinate a me. Ora devo andare, ma presto ritorno a farmi vivo, perché tu vuoi la scrittura per stare più serena.
Ti bacio, a tutti… con tanto amore.
A presto.
Roberto (10/7/12)

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